Per capire come il nostro dissenso per i finanziamenti pubblici  al Mater Olbia, non sia un capriccio, occorre innanzitutto chiarire che i servizi offerti dal Mater Olbia non saranno né concorrenti né  complementari a quelli offerti sino ad oggi dalla Strutture Pubbliche, e per comprenderlo basta ricordare la storia dell’Ospedale Privato costruito nella bellissima costa gallurese per volere del defunto “Prete Manager” Don Verzè. Un ospedale la cui offerta di servizi e prestazioni è stata ritagliata sulle capacita di offerta dei partner scientifici che si sono avvicendati negli anni: Il San Raffaele, il Bambino Gesù e ora il Gemelli, e non sulle reali richieste  di Salute dei Sardi.  Un ospedale, il Mater che peserà ancora sulle finanze Regionali, come ben specificato nella delibera RAS del 20-6-2019, su risparmi di spesa, con lo spostamento di risorse altrimenti destinate o destinabili (25mln di euro per il 2019 più altri 120 per il biennio 2020-2021). Soldi, che certamente non cadono dal sabbioso cielo del Quatar, ma dalle tasche dei contribuenti. Cosa buona e giusta se ad avvantaggiarsene fosse la salute dei Sardi ma (il condizionale è d’obbligo), in concretezza, i servizi offerti non saranno certo in grado di garantire le prestazioni che portano i Sardi a curarsi extraregione per patologie che richiedono centri di vera eccellenza, che, per diventare tali, hanno richiesto anni di esperienze clinica e bacini di utenza adeguati a garantire un numero di prestazioni elevato che hanno contribuito a determinarne “ l’expertise”.

Si è creata ad arte l’illusione che sarà la struttura privata a salvaguardare i bisogni di Salute, mentre la sanità pubblica è stata progressivamente e scientemente smantellata, svuotando  di personale e specialisti Ospedali come il  il Brotzu, il SS. Trinità, l’AOU di Sassari, con progressiva perdita di competenze e con la conseguenza che ad oggi i vari reparti degli ospedali sono in pieno caos nonostante la strenua resistenza di chi vi lavora.

Con il gioco delle tre carte, i conti devono necessariamente tornare in pareggio: con una ripartizione dei posti letto nei presidi ospedalieri isolani chiamata  “riorganizzazione” è avvenuta la  divisione tra pubblico e le cliniche private nonostante il grido di dolore dei territori come il Nord Ovest che denunciavano il progressivo  depotenziamento, con tagli di posti letto, ed il mancato  reclutamento e rinnovamento del personale Sanitario.

Con la promessa di “ottimizzare le risorse umane per una sanità di alto livello in regime di sicurezza”, abbiamo assistito alla deriva della sanità pubblica in  Sardegna, che ha determinato ferite difficilmente risanabili.

Ma possiamo  realmente pensare che finanziare un ospedale privato (che deve produrre ricavi) con i soldi pubblici, costringendo gli Ospedali Pubblici a risparmiare in farmaci, personale e strutture, sia un buon affare per la salute dei  cittadini Sardi?

Nelle strutture pubbliche dell’Isola le difficoltà nel lavoro di medici, infermieri e sanitari sono sotto gli occhi di tutti: professionalità umiliate,  turni di lavoro massacranti, pazienti che in acuto non vengono ricoverati nei reparti idonei per mancanza di posti letto, strutture ospedaliere fatiscenti, macchinari obsoleti, carenza di presidi e farmaci.

 Non sono giustificabili il depauperamento delle risorse umane  degli Ospedali esistenti, la mortificazione delle Aziende Ospedaliere Universitarie già fortemente penalizzate, l’assoluta desertificazione dei presidi territoriali che dovrebbero farsi carico della prevenzione, delle cure primarie, della riabilitazione, per finanziare una struttura il cui scopo dichiarato è quello di garantire altissime specialità, ma che rischia di diventare un’idrovora di risorse pubbliche o peggio,  il presidio dell’ennesima colonizzazione.

 Non è onesto illudere ancora la popolazione Gallurese che il mega Albergo/Ospedale a 7 stelle  possa rappresentare la svolta per l’economia locale  e non la fonte di guadagno per pochi.

La sanità non può essere un affare lucroso perché la Salute è un bene pubblico che và garantito in tutti i territori dell’Isola, Gallura in primis, ovviamente con il potenziamento degli Ospedali Pubblici, ma ancor prima  nel Territorio garantendo  il diritto alle le cure sanitarie, a partire da quelle di base, con politiche di prevenzione, favorendo  un efficace sistema di Reti integrate con il bene e i bisogni del paziente in primo piano.  Il territorio ha ormai bisogno di tutto, e non solo di “eccellenze” e il Nuovo Governo Regionale, in continuità con il precedente, come la regina Maria Antonietta di Francia,  non potrà limitarsi a distribuire le Brioches al popolo che chiede il pane.                

Fonte FP CGIL: Andrea Filippi, Segretario Nazionale FP CGIL Medici e Dirigenti SSN e Miryam Pastorini, Segretaria Regionale FP CGIL Medici e Dirigenti SSN Sardegna.    

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